Archivi categoria: 2011

Quintino Sella raccontato da Alessandro Barbero

giovedì 15 settembre 2011 Auditorium Motta

Il Prof. Alessandro Barbero ordinario di Storia all’Università del Piemonte Orientale, giovedì 15 settembre ha presentato al numeroso e qualificato pubblico presente all’Auditorium Motta di Mosso, un ritratto dell’uomo Quintino Sella .

La trascinante presentazione dello statista Mossese, da parte del noto storico Barbero è stata vivacizzata dalla narrazione di aneddoti, per lo più inediti, sostenuti da una rigorosa ricerca. Barbero ha descritto la personalità e l’opera di Quintino Sella facendone un ritratto psicologico che ne sottolinea rigore e forza di volontà del tutto Biellesi.

Questo ingegnere prestato alla politica, possedeva orizzonti europei, aveva come obbiettivo la modernizzazione dell’Italia nei difficilissimi anni dopo l’unificazione. Promosse ed attuò la diffusione della scuola e della cultura. Ottenne il pareggio del bilancio dello stato per mezzo della nota ed invisa a molti rigorosa politica tributaria. Pertanto Quintino Sella,- nato alla Sella di Mosso nel 1827- ad un tempo scienziato e statista, rappresenta tutt’ora un esempio sul quale meditare.

Alessandro Barbero, che è uno straordinario divulgatore, al termine della conferenza, ha poi risposto ad alcune curiosità del pubblico su eventi del nostro Risorgimento.

29 maggio 1176. Barbarossa sconfitto a Legnano

Quando il giovane ed energico Federico Barbarossa viene incoronato re d’Italia a Monza nel 1155, non immagina certo quello che il futuro gli riserva. Sa che per linerzia dei suoi predecessori le città della Lombardia, nome con il quale sintende l’intera pianura padana, si sono abituate a governarsi da sole, a farsi la guerra per promuovere gli interessi commerciali dei loro mercanti, e persino a battere moneta; ma d’ora in poi le cose cambieranno. L’anno prima, a Roncaglia, gli specialisti di diritto romano convocati dal Barbarossa avevano confermato che a lui spettava il potere pubblico su tutto il regno, e tutti erano tenuti a ubbidirgli; dovunque in Europa, del resto, il senso dello stato e il dovere dell’obbedienza al re stanno tornando in vigore, dopo essere stati a lungo in declino. Ma Milano è troppo popolosa e troppo ricca per accettare di rinunciare alla sua autonomia. Dopo vent’anni di guerra quasi ininterrotta, punteggiata da reciproche atrocità, il Barbarossa viene sconfitto dai Milanesi a Legnano, e il suo tentativo di modernizzazione è archiviato per sempre: ancora a lungo, l’Italia non è destinata ad essere una monarchia unitaria, ma un coacervo di sfere dinfluenza cittadine perennemente in contrasto fra loro.

Il divano di Istanbul

Il grande Maometto il Conquistatore, nelle stanze del palazzo reale di Costantinopoli appena sottomessa, andava recitando una triste poesia persiana. Trovandosi di fronte all’immensità della sua conquista, il vincitore dell’ultimo basileus non poteva evitare di provare la malinconia della decadenza. Tra il Trecento e il Novecento gli ottomani edificarono un enorme impero incastrato tra Occidente e Oriente, con il chiaro proposito di unire l’Asia e l’Europa. I suoi sultani si credevano i successori di Costantino il Grande e nutrivano il sogno di conquistare la “Mela rossa”, cioè Roma probabilmente. La storia dei turchi, a noi sempre presente e insieme misteriosa perché sostanzialmente è stata storia dell’altro, racconta di un’orda venuta dalle steppe asiatiche, che si distende rapidamente nello spazio prima occupato dall’impero d’Oriente, che domina per secoli il Mar Mediterraneo e regna in pace interna su religioni e popoli diversi, protetti e spesso favoriti da un sistema di governo che rivaleggiò fino al Settecento con quello occidentale, apparendo a molti una preferibile alternativa. Ma è anche parte della contesa eterna tra popoli stanziali e nomadi, e parte della storia comune dei popoli i cui paesi oggi finiscono in “stan”.