Gli EROI di Cefalonia e Corfù - Alessandro Barbero

Feb 16, 2024 86K 2K

Description

Alessandro Barbero racconta le gesta della divisione Acqui durante la Seconda Guerra Mondiale dopo l'armistizio del Re. L'esercito italiano e le conseguenze dell'armistizio; le reazioni dell'esercito tedesco già pronto a questa eventualità e ad occupare l'Italia e disarmare l'esercito italiano. 

Il destino più strano, quello della divisione italiane in istanza nei balcani, in Jugoslavia e in Grecia, in lotta contro la resistenza locale.

Comments (20)

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@vassallidibarbero Said: 1 Months 22 Days 3 Hours 9 Minutes ago

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@Fenix-1899-x Said: 1 Months 22 Days 3 Hours 43 Minutes ago

Un mio parente era a Cefalonia, riuscì a salvarsi dai tedeschi gettandosi in mare e togliendosi tutti i vestiti. È morto l'anno scorso, da ultra centenario

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@luigibrunomanzini253 Said: 1 Months 21 Days 11 Hours 42 Minutes ago

Mio padre capitano di una compagnia di mitraglieri motorizzati (con le famose Guzzi Falcone) di stanza nel Peloponneso, in un estate caldissima e umida, si ammalò di pleurite il 2 settembre del 1943, con la febbre a 40, venne rimpatriato all'ospedale militare di Brindisi (fu la sua salvezza dal massacro Greco), dove grazie alle poche ma efficaci cure, si riprese. La sveglia al mattino in ospedale era verso le 6, la mattina dell'8 settembre si svegliò e guardando l'orologio a cipolla che possedeva, erano le 9 passate. Uscendo dal camerone, trovò una confusione indicibile, soldati che festeggiavano l'armistizio, gente che scappava, ecc. Praticamente capì subito la gravità della situazione, lui da ufficiale pensò subito alle ritorsioni dei Tedeschi e quindi recuperando la pistola di ordinanza, con un gruppetto di altri soldati con le poche armi a disposizione, si dileguarono per le campagne brindisine, e attraverso le indicazioni e un foglietto scritto dal cappellano dell'ospedale, furono accolti da alcuni contadini, li vestirono con abiti modesti e poi essendo tutti del Nord, iniziarono la risalita dell'Appennino verso la fine di settembre, unitisi nel frattempo alle Brigate Fiamme Verdi Repubblicane Partigiane. Verso la fine di Ottobre, attestati in Val Nure entrarono definitivamente in quella compagnia partigiana. Mio padre che parlava inglese era incaricato di scortare con altri partigiani emiliani, ufficiali Americani in borghese, verso la Pianura padana nel tratto dalle colline tosco emiliane fino a Lodi o Crema, dove altri partigiani li portavano a Milano, per l'organizzazione dell'insurrezione finale. Non raggiunse ma la sua famiglia in Lombardia, per non metterla in pericolo, famiglia che ricevette in ottobre 1943 un dispaccio militare di ricerca e mandato di cattura, con tanto di sentenza di condanna a morte per diserzione, con le firme congiunte del tribunale militare e della Gestapo tedesca. nonostante 2 anni di clandestinità e sofferenza, è tornato a casa e il 29 aprile 1945 si è consegnato ai carabinieri della nostra città, per farsi registrare come condannato contumace. Il maresciallo lo fece chiudere in cella, per ovvi motivi, per ottemperare al provvedimento, ma lo stesso giorno, personalmente si recò alla prefettura, dove la condanna fu sospesa a firma del Prefetto e dopo poche settimane ottenne la grazia dal comando militare di Milano della liberazione !! Ogni volta che si parla di Grecia e della seconda guerra mondiale, provo emozioni forti nel ricordo dei racconti che lui mi fece quando ero bambino. La pleurite lo graziò per tanti anni, fino al 1992, quando morì di un tumore polmonare ❤❤

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@andros6872 Said: 1 Months 22 Days 4 Hours 2 Minutes ago

Grazie per questo video Professore.Mio padre era nell' Undicesima Armata, Divisione Acqui.Grazie❤Mio padre si unì ai partigiani

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@DionysoKostantinos Said: 1 Months 22 Days 3 Hours 39 Minutes ago

MIO NONNO ERA DI STANZA A PATRASSO E SI IMBARCÒ CON LA PROMESSA DI RIMANDARLO A CASA, MA IL VIAGGIO CONTINUÒ FINO A MAUTHAUSEN DOVE CI PASSÒ QUASI UN ANNO A FARE IL CAVATORE, PRIMA DI RIUSCIRE A FUGGIRE. ARRIVÒ A CASA CHE PESAVA 30 KILI.

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@angelvoltera9221 Said: 1 Months 22 Days 1 Hours 49 Minutes ago

Grazie professore per questo video. Sono di Cefalonia e una grande amante d’ Italia. La fine di video era molto emozionante per me

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@Claude58-c1u Said: 7 Months 12 Days 16 Hours 1 Minutes ago

Buongiorno professore e grazie per questo documento mio papà era un refuce della acqui salvatosi perché nascosto dalla famiglia di quella che poi diventò mia mamma e rischiando anch'essa la fucilazione furono sposati dal cappellano della acqui. Purtroppo mio papà è morto quando io ero un bambino di 11 anni e non ho avuto modo di approfondire la sua storia ma il legame morboso e affettivo a questa isola è sempre rimasto intatto. Grazie eroi della acqui 🙏

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@paolomenegatti169 Said: 9 Months 16 Days 17 Hours 9 Minutes ago

Mio nonno era in una di quelle navi affondate. Si e aggrappato a un galleggiante, ha nuotato due giorni fino a terra e poi ha disertato

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@mauriziorasera323 Said: 1 Months 21 Days 23 Hours 23 Minutes ago

Mio papà era a Zante dove fu fatto prigioniero e tornò dalla prigionia di Berlino irriconoscibile se non al cagnolino di mia mamma

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@arjandino9106 Said: 1 Months 22 Days 27 Minutes ago

45 anni fa ho visto la tomba di un ex militare italiano di nome Giusepe, (che aveva lotato con i partigiani) caduto in bataglia, sepolto vicino ai suoi compagni partigiani albanesi caduti nella stessa bataglia contro i tedeschi. Mio padre aveva combatuto la guerra con lui cosi come con un altro militare italiano il qui nome di bataglia faceva Sula. Quel ultimo aveva visitato Albania dopo la guerra e cosi mio padre l'aveva incontrato di novo.

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@alessiaguccini5068 Said: 1 Months 21 Days 222 Minutes ago

Ero molto piccola ma mi ricordo un racconto terribile di mio nonno che era stato a Cefalonia. Gli fecero scavare fosse comuni si salvò grazie all'intervento del cappellano militare e insieme a pochi altri fu mandato in campo di concentramento. Era meccanico quindi lo utilizzarono per lavorare. Quando ci fu l' occasione di tornare in Italia per la Repubblica sociale la prese al volo ma non ci arrivò mai perché scappò. Mio padre era piccolo ma si ricordava di un uomo nascosto sulle colline di Sanremo che gli avevano detto essere suo zio in realtà era mio nonno. Papà si ricordava di aver assistito ad un incontro notturno con sua madre e suo "zio" e persone mai più viste...lo "zio" viveva nascosto in una buca... solo da adulto mio papà capì che aveva assistito ad un incontro con i partigiani

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@michelerigo4913 Said: 1 Months 22 Days 3 Hours 52 Minutes ago

Luigi Ferrari,reduce di Cefalonia,nei miei ricordi di bambino quei pochi racconti mi riempiono ancora di terrore,un grande uomo e un grande lavoratore. La prima resistenza? Chissà,alla fine i morti hanno una sola sicurezza,quella di non essere più vivi.

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@christianmorabito838 Said: 1 Months 4 Days 1 Hours 12 Minutes ago

signor barbero questo sarà un messaggio sgrammaticato e pieno di errori ma il contenuto verrà da profondo del mio cuore. Lei è andato in pensione, ma oggi non è andato in pensione un professore universitario oggi è andato in pensione un pezzo di storia dell italia e del mondo intero, un uomo che è riuscito a far appassionare un sacco di ragazzini alla storia. Purtroppo non avrò l’onore di assistere dal vivo a una sua lezione però ogni volta che studio storia la studio con leggerezza anche grazie a lei. Se da grande riuscirò ad inseguire uno dei miei sogni ovvero vivere grazie alla storia sarà anche merito suo. non posso che ringraziarla per tutto quello che ha regalato al mondo intero

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@paolapradella7406 Said: 1 Months 21 Days 14 Hours 27 Minutes ago

Grazie per il video professore ,mi ha ricordato i racconti di mio nonno che era a Corfù.Mi disse le brutture di quel tempo ma anche come strinse amicizia con un soldato tedesco quando la nave affondò, un amicizia durata una vita .

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@ГверифайдИС Said: 1 Months 13 Days 11 Hours 23 Minutes ago

Spesso ci si dimentica di questi eventi nella storia

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@robedakap Said: 1 Months 24 Hours 20 Minutes ago

Mi è sempre piaciuta la storia ma Lei la rende ancora più bella e avvincente. Anche il modo di esporla con battute è coinvolgente. Anche io cerco nei miei video di usare un linguaggio simile. Grande!

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@arjandino9106 Said: 1 Months 22 Days 43 Minutes ago

Sicome sono un fan del professore gli seguo con molto interesse i suoi video sul Youtube. Devo ricordare però, aproposito dei italiani che hanno combattuto nelle file partigiane, che oltre a quelli con partigiani jugoslavi c'erano anche dei altri che hano combattuto ai fianchi dei partigiani albanesi. Loro arrivassero al ordine di alcune centinaie di militari italiani forse alla fine della guerra anche di qualche migliaio. C'e stato persino un battaglione di militari italiani che portava il nome di Antonio Gramsci (che oltretutto era di origini albanese), nonche alcune baterie di montagna disperse nelle brigate partigiane albanesi che alla fine del '44 numeravano 50 mila unitá su una popolazione di soli 1.2 milioni di abitanti. Molti altri avevano trovato rifuggio nelle famiglie albanesi che gli hanno proteti e nascosti dai tedeschi.

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@StefaniaMarcon-qh2jh Said: 1 Months 18 Days 7 Hours 0 Minutes ago

Grazie professore per questo video. Quando verrà a Treviso per un’altra lezione

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@ileanaghione5720 Said: 1 Months 16 Days 23 Hours 10 Minutes ago

Vorrei aggiungere quello che mi raccontava mio padre soldato di fanteria della Divisione Acqui di stanza in Grecia che si salvò dal massacro perché ricoverato a Patrasso in ospedale e in seguito deportato in Germania in campo di concentramento. Sopravvissuto per le sue capacità lavorative ma tornato pelle e ossa e con problemi di salute pesanti. Per troppo tempo la Divisione Acqui non si poteva nominare e le ripetute richieste inoltrate da mio padre per ottenere una pensione di guerra vennero sempre respinte. Solo dopo la sua morte ho capito il perché e il suo dispiacere mi fa ancora male. Grazie professore per aver parlato dei nostri soldati che sono stati vittime dei generali e poi dei tedeschi!

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@visevnik Said: 18 Days 7 Hours 58 Minutes ago

Mio padre (nato nel 1923), originario delle vicinanze di Trieste, al momento della capitolazione faceva parte dell'unità italiana a Corfù, che stava costruendo fortificazioni e basi per cannoni destinati a difendere l'isola dagli attacchi dal mare. In totale c'erano circa 14.000 soldati. Subito dopo la capitolazione, disarmarono la principale unità fascista e alcune unità tedesche più piccole presenti sull’isola. Allo stesso tempo c'erano anche alcune persone morte. Alcuni soldati della parte settentrionale dell'isola fuggirono in Italia su barche, ma per gli altri questa opzione non era più possibile. Ci fu una tregua per alcuni giorni. Nelle sue memorie scrive: "In quel tempo arrivarono dall'Italia due navi contrassegnate dalla Croce Rossa per portare noi soldati in Italia. Durante questo periodo i tedeschi occuparono la vicina isola di Cefalonia, liberarono le loro forze militari e attaccarono Corfù con tutte le loro risorse belliche. Allo stesso tempo danneggiarono gravemente tutte le navi che si trovavano nel porto, comprese le navi della Croce Rossa. Dopo alcuni giorni di combattimenti i tedeschi occuparono tutta l'isola e noi diventammo loro prigionieri. Dopo l'occupazione tedesca, ci siamo accampati in un vecchio uliveto vicino alla città di Corfù, dove abbiamo trascorso l'ultimo mese costruendo fortificazioni. Eravamo preoccupati per quello che ci sarebbe successo. Ancora oggi ricordo come due soldati tedeschi vennero al nostro campo, uno era un sottufficiale, e ci portarono all'aeroporto di Corfù, dove si trovava il campo di concentramento. È qui che è iniziata la nostra vita senza legge come prigioniero di guerra. Ci separarono dagli ufficiali e ci portarono all'aeroporto in un campo di prigionia. Tutti gli ufficiali catturati furono trasferiti nella fortezza della città di Corfù. Restammo nel campo per circa 10 giorni. Eravamo circa 10.000. Avevamo a disposizione un solo tocco. Per sei giorni non abbiamo ricevuto cibo. Eravamo accompagnati da una grave fame e sete. Come le locuste, mangiavamo tutto ciò che era verde d'erba e soprattutto patate selvatiche. È cresciuto su piccoli crinali creati durante la costruzione dell'aeroporto. Eravamo pesantemente sorvegliati e circondati da filo spinato. I civili conoscevano molti dei nostri detenuti, quindi volevano aiutarli con il cibo in ogni modo possibile, cosa severamente vietata. Le ragazze erano particolarmente persistenti, rifiutandosi di capire che non potevano avvicinarsi ai loro fidanzati. Ma le guardie tedesche furono spietate e ricorsero alla sparatoria. Per questo motivo ci furono non pochi morti tra i miei compagni di sventura. Alcuni dei nostri ragazzi hanno espresso il desiderio di sposare donne greche e uscire da questa difficile situazione, ma il curato militare lo ha fortemente sconsigliato, ricordando loro che forse non sarebbero mai tornati in Grecia. Cominciarono a circolare voci non ufficiali secondo cui saremmo stati portati a terra su una nave. Circa 250 di noi decisero per questa opzione e sotto stretta sorveglianza fummo portati a terra nella città di Paramatia. Qui abbiamo incontrato i precedenti prigionieri, tanto che eravamo circa duemila in totale. Restammo lì per alcuni giorni. In quel momento venimmo a sapere che gli aerei alleati avevano bombardato il nostro precedente accampamento all'aeroporto di Corfù. Ci sono state molte vittime e ci siamo sentiti male per i nostri amici e compagni". Ma rispetto alla sorte di quelli di Cefalonia, sono stati molto più fortunati…. ​