Alessandro Barbero books
Bibliography, essays, novels and books recommended by Alessandro Barbero, each linked to the video where it is discussed.
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Le imprese dell'uomo che ha rivaleggiato con gli eroi di Omero e con gli stessi dèi, ispirando il modello leggendario che ha appassionato l'Occidente, dagli imperatori romani a Napoleone. Robin Lane Fox, che firma anche la nuova prefazione aggiunta in questa edizione, ha collaborato come consulente storico al film di Oliver Stone dedicato ad Alessandro Magno.
«La radice dell’Odissea è un albero d’olivo», ha scritto Paul Claudel. Su quest’albero radicato nella terra, Odisseo ha costruito il suo letto nuziale, al centro della casa, nel cuore del suo regno. È il perno intorno a cui ruota la sua vita, il punto di partenza che coincide con la meta. L’Odisseo di Omero è un guerriero che non ama le battaglie, un navigatore che non ama il mare. Il suo lungo viaggio di ritorno è un’avventura di dolore e di angoscia, la vera guerra è quella che combatte in patria, tra le mura della sua casa: per ricomporre gli affetti e restaurare il dominio, per poter vivere e invecchiare in prosperità e in pace.
Dall'ira di Achille ai funerali di Ettore: in cinquantun giorni si snoda la vicenda raccontata nell'"Iliade", il primo e il più famoso poema epico dell'umanità. L'"Iliade" è la celebrazione, proiettata in un passato di smisurata e perduta grandezza, di eroi, battaglie, imprese valorose. Ma è anche il poema dell'eterna problematicità e contraddittorietà dell'uomo, il poema in cui gli stessi eroi che compiono gesta che saranno cantate nei secoli sanno di essere destinati a una sorte dolorosa cui non possono sfuggire, in cui gloria e morte sono uniti in un nodo inestricabile.
Nel 1200 a.C. una città d'oro si ergeva all'ingresso dello stretto dei Dardanelli, tra l'ambra dei campi di grano, in bella vista su una pericolosa linea di sangue che divideva due imperi rivali. Troia la ventosa sorgeva proprio lì, sull'unico punto di passaggio tra il mar Egeo e il mar Nero. Quella posizione strategica era tutta la sua ricchezza e tutta la sua sciagura. Con il passo del romanzo, Barry Strauss racconta il conflitto più famoso della storia, la guerra immortale che ci accompagna da sempre.
La dubbia fama di Nerone per due millenni è stata fondata su una serie di gesti pubblici stravaganti, in genere scandalosi, spesso repellenti. Assassinò sua madre, dopo esserci forse andato a letto, uccise in un accesso di rabbia la moglie incinta, castrò e sposò un giovane liberto che gliela ricordava, calcò le scene nei panni di un eroe impazzito e di una partoriente, suonò la cetra mentre Roma bruciava, trasformò i cristiani in fiaccole per illuminare la notte. Senza tentare di riabilitare il mostro che la storia ci ha consegnato, Edward Champlin, professore alla Princeton University, mette in luce la determinazione con cui Nerone plasmò la propria storia sui miti greci e romani, uomo di pubbliche relazioni in anticipo sul suo tempo.
Nel 431 a.C. scoppiò tra Atene e Sparta la guerra del Peloponneso: una guerra che insanguinò la Grecia per quasi trent’anni e segnò la cupa fine del periodo d’oro della civiltà ellenica. Tucidide, consapevole di vivere un evento di portata eccezionale, lo assunse come momento esemplare di un’analisi che mirava a cogliere, al di là dei nudi fatti, le forze profonde sottese ai processi della Storia.
Da oltre duemila anni, Atene rappresenta molto più che una città nell'immaginario occidentale. Il secolo compreso tra le riforme di distene (508) e la morte di Socrate (399) è diventato modello universale, insieme politico e culturale. Politico perché si ritiene che ad Atene sia stata inventata la democrazia, cioè il regime istituzionale e di governo oggi più diffuso nel mondo. Culturale perché ad Atene fiorirono filosofia, storia, teatro, letteratura, arte e architettura che ancora oggi consideriamo riferimenti obbligati. "Il mondo di Atene" riporta la città alla sua storia, incrinando la sua immagine idealizzata e restituendocela così come emerge dalla ricchezza delle fonti contemporanee.
Il "brodo nero" era il piatto tradizionale spartano, famoso per la sgradevolezza del suo sapore. Scrive Plutarco che gli anziani della città lo preferivano addirittura alla carne. Per capire questo apparente paradosso, occorre immergersi nelle abitudini e, ancora più a fondo, nell'educazione lacedemone. Attraverso l'analisi degli scontri con la rivale Atene, Sergio Valzania, brillante scrittore e giornalista, porta il lettore pagina dopo pagina a immergersi nel modo di concepire la guerra - e la pace - del popolo assurto a simbolo di temperamento e coraggio. Un mondo difficile da afferrare al primo sguardo, fatto di insolite connessioni, in cui creatività e pensiero libero convivono con una disciplina ferrea e una vera devozione per l'arte militare. Presentazione di Luciano Canfora.
All'alba del 2 agosto 316 a.C, nella piana di Canne, si fronteggiano due schieramenti: l'esercito romano, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, e l'armata del cartaginese Annibale, che ha valicato le Alpi con i suoi elefanti e disceso la penisola, travolgendo le difese dei popoli fedeli a Roma. Nonostante un esercito numericamente inferiore ed eterogeneo per lingue, costumi e credenze, i generali cartaginesi avrebbero presto sbaragliato le celebri legioni romane.
Questo libro tenta di esaminare "la realtà di Canne" affrontata dai singoli soldati che vi parteciparono, senza perdere di vista "il quadro generale" della battaglia nel suo complesso. Comincia, di conseguenza, a prendere in esame la battaglia sulla base dei criteri convenzionali come il significato strategico, la grande tattica, la topografia e le forze in campo. Fatto questo, compie una digressione per studiare gli eserciti contrapposti, quello romano e quello cartaginese, compito complicato ma necessario, allo scopo di comprendere come essi si batterono a Can ne e perché lo fecero.
Tra le epopee del mare c'è quella delle portaerei. Le navi più potenti mai costruite sono state protagoniste di una sola guerra: quella combattuta con ferocia nell'oceano Pacifico tra giapponesi e americani dal 1941 al 1945. Il Mar dei Coralli, Midway, le Salomone orientali, l'arcipelago di Santa Cruz e le Marianne furono il teatro del conflitto che si risolse in uno schiacciante predominio degli Stati Uniti aprendo loro la strada per la vittoria.
Un samurai alla seconda Guerra mondiale, Tameichi Hara, capitano della Marina imperiale giapponese discende da un'antica famiglia di samurai dall'etica bellica ferrea. Freddo, aggressivo e competente, mette a frutto la tecnica delle arti marziali nella lotta sui mari. Fu Hara, ad esempio, a sviluppare i siluri usati a Pearl Harbour. Fedele alla nazione, ma anche critico nei confronti dei superiori, questo personaggio racconta una storia singolare e densa di tradizione. Una vicenda personale che attraversa i grandi fatti della storia, creando la leggenda del samurai del mare.
Il volto brutale della guerra. Okinawa, Shiloh e Delio: tre battaglie all'ultimo sangue
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Fin dall'antichità la straordinaria figura di Alessandro ha polarizzato l'attenzione di storici, artisti e imperatori, dando vita a due interpretazioni opposte del personaggio. A partire dagli storici e dagli artisti che ne foggiarono un'immagine idealizzata, egli divenne un modello per molti imperatori romani (Pompeo, Cesare, Ottaviano) che avevano visto nelle sue gesta quelle del precursore della conquista dell'Oriente (domitor Orientis) e il prototipo di una sovranità universale (Alessandro-Dioniso).