Alessandro Barbero books
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Opera storica di Paul Carell, tradotta in italiano da Giorgio Cuzzelli e pubblicata da Longanesi, che offre un ampio e approfondito resoconto degli eventi legati all’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Ambientato nel cruciale periodo tra il 1941 e il 1945, il testo ricostruisce con rigore cronologico le fasi dell’Operazione Barbarossa, lanciata il 22 giugno 1941, e gli sviluppi del conflitto sul fronte orientale, uno dei più sanguinosi e determinanti dell’intera guerra.
Il volume combina narrazione e documentazione visiva per accompagnare il lettore nel complesso teatro bellico russo. La trattazione tocca non solo gli aspetti militari delle campagne e delle battaglie, ma anche le dinamiche strategiche, politiche e umane che caratterizzarono questo difficile periodo.
Nella notte del 22 giugno 1941 la Germania nazista attaccò l'Unione Sovietica, dando inizio all'operazione Barbarossa, una delle più impressionanti offensive della storia. Con un'avanzata travolgente le forze del Reich, dopo pochi mesi, stringevano d'assedio Mosca e Leningrado. Come potè l'Unione Sovietica vincere una guerra iniziata sotto i peggiori auspici e sferrare la controffensiva che portò alla disfatta di Hitler? La risposta di Richard Overy tiene conto di una pluralità di fattori: la strenua resistenza delle truppe sovietiche, le strategie di generali eccezionali, la partecipazione dell'intero popolo russo a un conflitto titanico costato oltre venti milioni di morti.
All'inizio del suo regno il giovane zar parve manifestare le stesse qualità che avevano ispirato i giovani re e principi guerrieri dell'Europa occidentale: Enrico V, Giovanni Senza Paura, Carlo VIII, Enrico VIII. Ma la sua tragedia familiare coincise con il primo dei numerosi e gravi attacchi di paranoia che sconvolsero totalmente il suo equilibrio, e la crudeltà e il sadismo scatenati sull'élite di governo finirono per propagarsi in cerchi sempre più ampi in tutto il paese, in un'orgia di depravazioni culminate nella moltiplicazione di supplizi e atrocità.
Questo libro racconta la vita di 41 personaggi che si sono distinti per i loro crimini e le loro efferatezze: despoti e dittatori come Erode, Nerone, Hitler, Stalin, ma anche uomini e donne 'comuni', come l'inquisitore Torquemada, Rasputin o, per giungere ai nostri tempi, Karla Homolka, violentatrice e assassina di adolescenti. Ne risulta un quadro che affascina e mette a disagio, terrorizza e fa riflettere, un agghiacciante catalogo degli orrori che gli esseri umani sono capaci di commettere.
1860 – 1890: è il trentennio della “soluzione finale” per il problema indiano, che approda alla distruzione della cultura e della civiltà dei pellerossa. In questo periodo nascono tutti i grandi miti del West, un’epopea ad esclusivo beneficio degli uomini bianchi. I racconti dei commercianti di pellicce, dei missionari, dei cercatori d’oro, delle Giacche Blu, degli avventurieri, dei costruttori di ferrovie e di città stendono una fitta coltre che nasconde la versione indiana sulla conquista del West.
I pellerossa costituivano l’antistoria, l’ostacolo al trionfo della nuova civiltà; per di più non sapevano scrivere nella lingua dei bianchi. Eppure la loro fievole voce non è andata perduta del tutto: alcuni ricordi hanno resistito al tempo in virtù della tradizione orale o per mezzo delle pittografie; dai verbali degli incontri ufficiali è possibile desumere illuminanti testimonianze; nelle rarissime interviste raccolte da giornalisti sono reperibili suggestive ricostruzioni di celebri e sanguinosi avvenimenti, e da sperdute pubblicazioni dell’epoca l’opinione dei pellerossa è potuta così giungere fino a noi.
Dee Brown ha fatto solo la sua parte di storico: la raccolta delle fonti, l’esame critico, la stesura della narrazione. Per la prima volta a parlare sono i pellerossa, dai grandi capi agli oscuri guerrieri; narrano come venne distrutto un popolo ed il mondo in cui viveva.
(Boston 1823-93) storico statunitense. La sua imponente opera storiografica è notevole sia per il rigore delle fonti e la novità dei materiali sia per il vigore espressivo. Il suo primo studio, La via alla California e all’Oregon (The California and Oregon trail, 1849) è il resoconto di un avventuroso viaggio nel West, ricco di osservazioni sul costume degli indiani Sioux e Pawnee. Nei nove volumi di Francia e Inghilterra nel Nord America (1851-92) P. ricostruisce il periodo delle guerre anglo-franco-indiane con una tensione epica che lo avvicina a W. Scott e a J.F. Cooper: le sue battaglie, ambientate nei vasti e selvaggi scenari del nuovo mondo, hanno un fascino romanzesco.
Protagonista di una stagione di eccezionale rilievo nella storia d'Europa, Federico II è stato e continua ad essere oggetto di interpretazioni antitetiche: sovrano illuminato, capace di destreggiarsi e imporsi nella complicata realtà politico-sociale dell'Europa del '200, per alcuni; è stato, secondo altri, un "imperatore medievale", intollerante e poco lungimirante. Stürner riallaccia i fili della memoria dell'intera vicenda federiciana: dalle origini - l'eredità normanna e quella sveva e l'intricata vicenda familiare ai complicati, e spesso aspri, rapporti tra il papato e l'impero, rimuovendo le stratificazioni mitologiche e ideologiche che nei secoli hanno avvolto la figura di Federico II, alterandone la fisionomia. Quella di Wolfgang Stürner è l'opera più completa e aggiornata sull'imperatore svevo, svincolata dalle secche delle strumentalizzazioni ideologiche, unanimemente apprezzata per il rigore storico e filologico, il puntuale utilizzo del vastissimo deposito di fonti e letteratura, l'antidoto migliore contro ogni forzatura interpretativa. Completa l'edizione italiana una importante introduzione di Ortensio Zecchino.
Stupor mundi fu detto dai contemporanei Federico II di Svevia, l’unico degli imperatori germanici del medioevo, insieme con il Barbarossa, che subito ci rimandi a immagini evidentissime: la disfatta inflittagli nel 1248 dai popolani di Parma, gli splendori della corte di Sicilia, i castelli di Puglia, gli arcieri musulmani, le donne dell’harem, le cacce col falcone illustrate nel suo trattato. Immagini romantiche, però. E confluenti verso un’interpretazione convenzionale, tesa a chiudere con la sua figura un conflitto secolare tra Impero e Chiesa, e inaugurare invece il decollo della civiltà borghese mercantile culminante nel Rinascimento. In questo libro, invece, l’imperatore si muove all’interno di un complicato gioco d’azioni e di reazioni. Di lui viene rivelata, duplice e sconcertante, l’anima insieme feudale e illuminata: il senso feroce del potere, e lo scetticismo che a esso poneva di continuo un limite invalicabile.
Un libro che mette ordine in una materia molto complessa, sui rapporti sociali e di lavoro nell'Italia medievale, con un dettagliato approfondimento sulla condizione socio-culturale di uomo non libero nel Medioevo.
Mattatoio n. 5 è la storia semiseria di Billy Pilgrim, un americano medio, un uomo qualunque con però l'eccezionale capacità di passare da una dimensione spaziale all'altra. Senza essere in grado di impedire la cosa, può trovarsi ora a Dresda durante la Seconda guerra mondiale, ora nello zoo fantascientifico di Tralfamadore dove è esposto come esemplare della razza umana. Ma Mattatoio n. 5 è anche uno dei più importanti libri contro la guerra che siano mai stati scritti, autentica pietra miliare della letteratura antimilitarista. Kurt Vonnegut trae ispirazione dalla sua personale esperienza bellica quando, fatto prigioniero dai nazisti, ebbe la ventura di assistere alla distruzione di Dresda, la Firenze del Nord, da parte degli Alleati. Fu testimone di uno dei più terribili bombardamenti della storia, sopravvivendo grazie al suo osservatorio molto particolare: una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città. Quando alla fine uscì allo scoperto, al posto di una delle più belle città del mondo c'era un'ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti. L'unico modo per narrare questa terribile esperienza, di per sé assolutamente indicibile, pare allora per Vonnegut quello visionario e di una comicità paradossale, che sa affiancare con maestria sorriso e dolore, grottesco e leggerezza della fantasia.
L’Autore non si limita a descrivere gli aspetti più spaventosi dei bombardamenti ai quali fu sottoposta Dresda, a esporre la cinica determinazione con cui le forze aeree angloamericane colpirono Dresda, persino mitragliando le colonne di profughi che tentavano di sfuggire alle bombe, a riferire come i bombardamenti fossero intervallati da una sosta di tre ore, esattamente il tempo necessario perchè arrivassero le squadre di soccorso medico, annientati così anche loro dal secondo attacco. Soprattutto ci evidenzia la fredda volontà di Wiston Churchill di distruggere una città vicina al fronte orientale per fare un “regalo” all’alleato Stalin, indebolendo le retrovie tedesche, e il suo tentativo, a guerra finita, di far ricadere tutta la responsabilità sul comandante in capo del Bomber Command, Arthur Harris.
Alle 21:51 di giovedì 13 febbraio 1945, le sirene antiaeree risuonarono come già avevano fatto nei cinque anni precedenti: gli abitanti di Dresda ancora una volta credettero che si trattasse di un falso allarme. Ma non era così. Dieci minuti dopo iniziò il più intenso bombardamento che si sia mai scatenato dal cielo tedesco. In più di sedici ore gli aerei della Raf e dell'aviazione americana scaricarono sulla 'Firenze dell'Elba' oltre 4500 tonnellate di esplosivo, uccidendo 25.000 abitanti e distruggendo l'intero centro storico con tutti i suoi tesori artistici. Il libro ricostruisce quanto accadde in quelle ore.
L’autobiografia di Benvenuto Cellini, artista tra i maggiori del nostro Cinquecento, non è solo un documento prezioso per la storia di quegli anni, ma un vero capolavoro di narrativa. Il suo autore, geniale e irrequieto, iniziò a scriverla per rivalutare se stesso agli occhi del suo mecenate Cosimo I de’ Medici: ben presto, però, la motivazione originaria si arricchisce grazie al gusto strepitoso per gli episodi e gli aneddoti e a una prosa piena di umori e invenzioni linguistiche. E la personalità di Cellini, tra titanismo e depressione, ricerca del bello e attrazione per il triviale, si scolpisce nella nostra memoria. In questa edizione viene riproposta al lettore l’innovativa interpretazione della Vita di Ettore Camesasca (1922-1995).
Il 18 luglio del 386, al primo assalto dei Galli, l'esercito romano si sbandò. L'ala sinistra venne respinta nel fiume. In preda al panico, in una gigantesca rotta, molti affogarono, altri caddero schiacciati dai compagni in fuga. Metus Gallicus: il terrore per le orde galliche penetrò nella coscienza più profonda dei Romani, senza mai dissolversi, e riemerse nei momenti di maggiore emergenza. Dal nero giorno dell'Allia, i barbari evocano antichi incubi e sopite angosce. Funesti fantasmi che tornano realtà nell'agosto 410. Roma rivive la violenza terribile di un Sacco che umilia la città per secoli signora sulle genti. È solo l'inizio: nel 455 i Vandali entrano a Roma e la devastano indisturbati; passano meno di vent'anni e nel 472 di nuovo un Sacco dopo un lungo assedio. Infine la guerra greco-gotica, che annienta lo splendore della città antica: tra il 535 e il 552 Roma è per cinque volte sotto assedio. Dal racconto dei fatti, al mito, alla memoria: il libro segue le trasformazioni che la sequenza dei Sacchi per oltre un secolo provocò nell'immagine della città, nei comportamenti e nei pensieri dei suoi cittadini. Alla fine del mondo antico, il travaglio di una civiltà si esprime nella tormentata rovina della sua capitale. E il disastro riecheggia spaventoso nei secoli; fino al Sacco del 1527, quando il mito della Roma che rinasce si rovescia nel più drammatico epilogo: di nuovo eserciti che calano sulla città per devastarla, di nuovo distruzioni.
Federico II e l'apogeo dell'impero: Protagonista di una stagione di eccezionale rilievo nella storia d'Europa, Federico II è stato e continua ad essere oggetto di interpretazioni antitetiche: sovrano illuminato, capace di destreggiarsi e imporsi nella complicata realtà politico-sociale dell'Europa del '200, per alcuni; è stato, secondo altri, un "imperatore medievale", intollerante e poco lungimirante.
Questo libro intende affrancare il bizantinismo dalla mistificazione e dal luogo comune, proponendosi di far emergere il senso del millenario esperimento di Bisanzio nella storia dell'idea di Stato. I documenti dell'esperienza statale di Bisanzio sono un inestimabile vademecum di cultura politica. E la lunga ombra di Bisanzio continua ad estendersi sulle vicende contemporanee. Le zone d'incandescenza e le faglie d'attrito del nuovo secolo, dal Balcani al Mar Nero, dal Caucaso al Kurdistan, appartengono, non a caso, al territorio che dall'impero multietnico della Seconda Roma passò a quello della Terza Roma, Mosca.
Alessandro Barbero presenta una biografia di Carlo Magno. Nel giorno di Natale dell'anno 800 Carlo Magno viene incoronato imperatore. Un poeta rimasto anonimo saluta in lui "il padre dell'Europa". Oggi che i popoli del nostro continente sono avviati all'integrazione in un'Europa sovranazionale, la figura di Carlo Magno risulta di sorprendente attualità. Una biografia che unisce al rigore degli studi un'appassionante scrittura letteraria.
La notte tra il 27 e il 28 ottobre del 1910 Lev Nikolàevic Tolstoj è risvegliato da un fruscio nel suo studio: la moglie Sofia sta curiosando ancora una volta tra le sue carte. Stanco di una vita coniugale reciprocamente tormentata e di una famiglia inquinata da sospetti, gelosie e rivalità, all'età di ottantadue anni, decide di fuggire nottetempo, accompagnato dalla figlia Sasa e dal medico Makovickij. Alberto Cavallari ha ricostruito in questo racconto di straordinaria intensità i giorni della fuga di uno dei massimi scrittori occidentali.
La vita intrecciata all’opera – l’una e l’altra smisurate come il cielo – di Tolstoj. «La sensazione più seducente, leggendo il libro, è quella di assistere al lavoro di un orafo, di un maestro orologiaio, che nel suo laboratorio silenzioso smonta e rimonta, per la nostra gioia, meccanismi complicati, ingranaggi delicatissimi, senza mai smarrirsi fra le mille rotelle e senza mai disperdere l’incanto immenso che da quelle macchine promana.
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Resoconto fondamentale e dettagliato del fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale, analizzando la resistenza sovietica, l'Operazione Barbarossa, la guerra di logoramento, i grandi scontri (come Stalingrado e Kursk) e l'avanzata finale dell'Armata Rossa verso Berlino, offrendo una visione completa dal punto di vista russo attraverso testimonianze e analisi, un'opera monumentale sulla tragica e decisiva epopea dell'URSS nel conflitto.